Comunicare
In questa categoria parlo di come far arrivare un’idea chiara al maggior numero di persone. Non di parlare di più, ma di farsi capire meglio: messaggio, chiarezza e formato giusto al posto giusto.
Comunicare bene non vuol dire usare parole difficili o riempire tutto di tecnicismi e di stupidi termini aziendalesi. Vuol dire l’esatto contrario: prendere un’idea, anche complessa, e consegnarla a chi ascolta senza che debba fare fatica per capirla.
Prima del come, decidi cosa vuoi che resti
Quando preparo qualsiasi contenuto, mi faccio una domanda spietata: se di tutto questo la persona ricordasse una sola cosa, quale voglio che sia? Sembra banale, ma è il passaggio che salta quasi tutti. Si parte a scrivere, a girare, a impaginare, senza aver deciso prima qual è il messaggio che deve sopravvivere a tutto il resto.
Un messaggio che prova a dire dieci cose non ne lascia nessuna. La nostra testa trattiene poco, e trattiene solo ciò che è chiaro. Per questo il primo lavoro della comunicazione è togliere, prima ancora di aggiungere. Tolgo tutto quello che non serve a far passare l’idea principale, anche se mi dispiace, anche se è interessante. Se non aiuta il messaggio centrale, distrae da lui.
Parla la lingua di chi ascolta
Un’idea arriva quando è detta nei termini di chi la riceve, non in quelli di chi la manda. È l’errore più comune che vedo nelle aziende: parlano di sé con il loro vocabolario interno, le loro sigle, i loro processi, e si stupiscono che nessuno capisca.
Per questo, prima di comunicare qualcosa, provo a tradurla nel mondo di chi ascolta. Non «offriamo soluzioni di automazione», ma «smetti di scrivere ogni volta la stessa mail». Stessa cosa, due lingue diverse. La prima parla a chi l’ha già capita, la seconda parla a chi deve ancora capirla, e sono molte di più. Comunicare in modo efficace significa fare questa traduzione ogni volta, senza pigrizia.
La concretezza fa metà del lavoro. Un esempio preciso, un numero reale, una scena che la persona può vedere nella sua testa valgono più di tre aggettivi entusiasti. Le idee astratte scivolano via, le immagini restano. Vengo dal cinema e questa cosa la sento nelle ossa: si mostra, non si dichiara.
Il formato giusto fa parte del messaggio
La stessa idea, in due formati diversi, arriva in due modi diversi. Un dato secco funziona bene in un grafico e malissimo in un video parlato. Una storia personale funziona in un video e perde forza in una tabella. Sbagliare formato vuol dire indebolire un’idea che magari era ottima.
Quando lavoro a un contenuto, scelgo il formato dopo aver deciso il messaggio, mai prima. Mi chiedo: questa cosa, per arrivare meglio, vuole essere vista, letta, ascoltata? Vuole essere breve e tagliente o lunga e ragionata? Il canale poi ha le sue regole, e vanno rispettate: ciò che tiene incollati su YouTube funziona poco in una newsletter, e quello che gira su LinkedIn raramente gira uguale su Instagram. Lo stesso pensiero va rivestito in modo diverso a seconda di dove vive.
Ripetere senza annoiare
Un’idea, per arrivare a tante persone, va detta più di una volta. Qui c’è un equilibrio delicato: ripetere lo stesso concetto serve, ripetere le stesse parole stanca. La soluzione che uso è cambiare l’abito tenendo il corpo. Lo stesso messaggio raccontato oggi come storia, domani come dato, fra una settimana come domanda, fra due come confronto fra due strade. Chi ti segue da tempo riconosce il filo e lo apprezza, chi ti scopre adesso lo riceve fresco.
Questo vale soprattutto se vuoi raggiungere davvero molte persone. Non tutti vedono tutto, e quasi nessuno capisce un’idea complessa al primo colpo. La ripetizione intelligente è una forma di generosità verso chi ascolta: gli dai più occasioni di afferrare la stessa cosa, da angolazioni diverse.
La chiarezza è un atto di rispetto
C’è una convinzione che voglio smontare: che farsi capire facilmente sia da poco, mentre la roba complicata sia da seri. È il contrario. Rendere semplice una cosa complessa è la parte difficile del mestiere, e richiede di averla capita davvero. Chi si nasconde dietro il complicato, spesso, non ha le idee chiare nemmeno lui.
Per me la chiarezza è una forma di rispetto verso il tempo di chi ascolta. Negli articoli di questa categoria entro nel concreto: come si trova il messaggio centrale, come si traduce nel linguaggio del pubblico, come si sceglie il formato e come si fa girare la stessa idea su canali diversi senza perderla per strada. Perché un’idea che resta nella tua testa, per quanto bella, non è ancora comunicazione.
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